lunedì 27 agosto 2012

GLI AMICI DI ARTÙ

Artù non è un cane molto socievole, né con gli umani, né con i suoi simili a quattro zampe. Ha un carattere riservato e un po’ fifone e ciò fa sì che ami stare per conto suo, senza essere disturbato. Un’esperta di comportamento canino mi ha detto che Artù ha chiuso il branco: la famiglia oltre a lui comprende me, la mamma e il papà. Basta. Per noi farebbe qualunque cosa ed è sempre attento ai nostri movimenti. Il resto del mondo non gli interessa e se nessuno viene a importunarlo è meglio. Sono tollerate la nonna, la signora delle pulizie e poche persone scelte secondo i suoi criteri. La maggior parte degli altri cani, soprattutto se più grossi di lui, sono considerati dei potenziali nemici. Quindi quale migliore strategia se non quella di rizzare il pelo, mostrare i denti e ringhiare loro contro chissà quali offese appena sono in vista? Questo fa sì che quando lo porto a fare i passeggini mi guardi intorno circospetta, nemmeno fossi una spia che teme di essere seguita, pronta a individuare ogni cane all’orizzonte e sia diventata esperta di cambio rapido di marciapiede. Artù nel quartiere ha fama di cane timido, che però all’occorrenza può fare una certa impressione, così chi ci conosce sta alla larga e mi risparmia continui slalom.
Nonostante il suo carattere un po’ difficile, Artù ha la sua cerchia di amici pelosi, anch’essi rigorosamente selezionati. È necessario che siano calmi, non vogliano giocare in maniera troppo agitata e soprattutto non provino neanche lontanamente a mettergli le zampe addosso! Per questo è molto raro che Artù voglia avvicinarsi ai cuccioli, dai quali fugge terrorizzato, con scene a volte molto comiche. Preferisce che siano della sua taglia o più piccoli: se sono grossi, anche se molto mansueti, Artù li considera pericolosi e mostra loro il suo brutto carattere. Ogni anno il pacioso terranova che vive in campagna prova a fare amicizia con lui, fermandosi davanti al nostro cancello, mentre Artù abbaia e ringhia a più non posso. Il grosso cane nero mi guarda sconsolato, accontentandosi delle mie carezze e di un paio di biscotti. Nella scelta degli amici, così come nella lista nera dei detestati, Artù non fa discriminazioni sessuali o di razza: ha amiche e amici, come odia indistintamente sia cani maschi che femmine, sia che abbiano il pedigree, sia che siano incroci come lui.
Le sue amiche preferite sono Minnie e Stella. Minnie è una barboncina bianca che vive a Milano. È una cagnolina molto educata e chic: ha sempre un vezzoso collarino di perline colorate e due fiocchetti di vari colori sulle orecchie. Quando si incontrano per strada si danno dei teneri bacini e Minnie, tutta contenta, inizia a fare le piroette. Minnie ha due anni più di Artù e sembra apprezzare molto i modi da gentledog del mio cane che è un corteggiatore molto rispettoso.
Stella invece vive in campagna. È una yorkshire terrier, anche lei più grande di due anni. Stella è la nostra dirimpettaia. È un po’ più vivace di Minnie, ma sempre senza esagerare. Una volta l’abbiamo invitata nel nostro giardino e Stella ha iniziato a correre all’inseguimento di Artù che, dopo un po’, si è rifugiato da me, chiedendomi di calmare la sua amichetta! Alla mattina Stella va a fare un giretto in paese, allora Artù si mette ad aspettarla davanti al cancello, iniziando a uggiolare se l’attesa si fa lunga. Quando finalmente la vede, mugola e scodinzola dalla gioia. Stella allora si avvicina al nostro cancello e gli lecca il naso!
Sempre in campagna ci sono Perla, una barboncina nera, e il suo cucciolo, ormai cresciuto, Chicco. Tutte le sere vengono a fare un giro nella valle che confina col nostro giardino. Artù li sente e corre lungo la siepe fino al cancellino sul retro. Qui è tutto uno scambio di baci. Quando è nato Chicco, Artù lo ha accettato subito e anzi ora si divertono molto di più loro due, mentre Perla dopo un po’ se ne va, lasciando i maschi impegnati ad annusare chissà quali piste. Ogni tanto poi lo accompagno a trovare il jack russell che abita sulla strada per la montagna. I suoi padroni sono via tutto il giorno e lui resta solo nel vasto giardino. Quando ho portato Artù per la prima volta a fare quella passeggiata ero già preparata che anche questo piccolo cane si mettesse ad abbaiare come tutti gli altri di guardia alle loro case. Invece è stata subito amicizia reciproca, un’amicizia particolare. Appena ci sente arrivare il vivace jack russell sbuca fuori e comincia a correre lungo la cinta finché non arriviamo davanti al suo grande cancello. Prima lui e Artù si guardano, agitando le code e poi inizia il rito delle firmette. A turno iniziano a fare pipì. A quanto pare è un segno di amicizia, visto che lo fanno entrambi numerose volte, tutti allegri! All’inizio pensavo fosse un gesto di sfida, un po’ maleducato da parte di Artù, ma a quanto pare il jack russell non si sente per niente offeso, anzi replica prontamente. Questo rito delle pipì si ripete ogni volta che i due si vedono. Meglio non dirlo ai padroni del jack russell e del cancello!
Non è certo una mia scoperta che i sentimenti dei cani, e degli animali in generale, siano profondi e durevoli nel tempo. I cani non dimenticano e Artù ha una memoria di ferro. Una delle sue migliori amiche era Laika, un cane da caccia, che spesso seguiva il suo padrone quando veniva a sistemare il giardino dei nostri vicini. Nonostante fosse quasi il doppio di Artù, Laika gli è stata subito molto simpatica. Con il suo carattere dolce e mansueto, la cagnolona aveva un atteggiamento materno nei confronti del mio cane di città ancora cucciolo. Ogni volta che il muso di Laika sbucava dalla nostra siepe Artù si precipitava a ricevere la sua leccata sul naso. Poi rimaneva lì, seguendo i movimenti di Laika e uggiolando quando non riusciva più a vederla. L’anno scorso l’anziana Laika è andata nel paradiso dei cani. Quando il suo padrone è venuto a potare le piante dei vicini, Artù si è avvicinato alla siepe, uggiolando alla ricerca della sua amica. È rimasto lì un bel po’, prima di capire che Laika non sarebbe arrivata. Ancora adesso quando in lontananza vede un cane che le somiglia corre subito speranzoso, salvo poi allontanarsi mogio e dispiaciuto. Per fortuna è quasi ora della passeggiata di Chicco e Perla: Artù li ha già sentiti e corre tutto allegro al cancellino sul retro!

martedì 21 agosto 2012

W LA LUCE ELETTRICA!

I gatti sono animali notturni, capaci di dormire tutto il giorno per poi attivarsi al calare delle tenebre per battute di caccia o incontri amorosi. Scorgere un paio di occhi fosforescenti nel buio spiega come mai questi piccoli felini siano considerati magici o vicini a pratiche stregonesche.
I cani no, sono animali diurni, nonostante la maggior parte di loro passi quasi l’intera giornata a dormire. Artù non fa eccezione: non ama il buio, anzi è molto grato a Edison e alle sue lampadine. Nell’oscurità non si riesce a vedere quasi nulla e si può correre il rischio di farsi male, per non parlare dei pericoli e delle minacce celati dalle tenebre. Artù è un cane prudente, perciò dopo una certa ora riduce al minimo le attività. Non esce mai dopo cena. Quando siamo a Milano a volte rientriamo un po’ più tardi del solito e così l’ultimo passeggino può anche essere fatto dopo le venti. In questo caso, tranne in piena estate quando c’è ancora luce, Artù vuole fare il percorso più breve, andando solo nelle zone ben illuminate dai lampioni.
In campagna il giardino è cintato, pericoli non ce ne sono. È piacevole stare fuori la sera a sentire il canto dei grilli e degli uccelli notturni. La cosa più bella, però, è ammirare il cielo stellato, senza essere disturbati dalla luce artificiale. La buffa scena che si ripete ogni volta è questa: noi fuori che chiamiamo Artù, invitandolo a uscire, mentre lui ci guarda perplesso, fermo sulla soglia della porta di casa. Alla fine, per farci un piacere, esce, rimanendo però nel cono di luce del lampione dell’ingresso. Poi rientra in fretta, dandoci un’ultima occhiata tra il preoccupato e l’arrabbiato: Siete pazzi a uscire col buio: è pieno di pericoli!  Se succede qualcosa, io ve l’avevo detto…
Quando torniamo in casa lui è acciambellato sul letto, ma appena ci vede inizia ad agitarsi e a fare le feste, felice che i suoi sconsiderati famigliari siano rientrati sani e salvi!
L’oscurità crea problemi. Artù dorme sui letti: quando tutti vanno a riposare si spengono le luci e la casa è completamente al buio. Certe sere, però, sono un po’ agitate: magari ha caldo e decide di trasferirsi sul tappeto, oppure vuole scendere per andare a bere. Saltare nel buio, però, può essere pericoloso. Si può sbagliare a calcolare la distanza e sbattere contro qualcosa. Certo che se si accendesse la lampada sul comodino non ci sarebbero problemi. Ecco allora che nel silenzio della notte comincia a sentirsi un lieve mugolio che pian piano si fa sempre più forte e sembra dire in maniera inequivocabile: Qualcuno mi accende la luce? Devo scendere dal letto!
Alla fine ci si sveglia, si schiaccia l’interruttore e si vede Artù seduto sul bordo del letto, pronto a balzare nell’istante in cui la stanza viene illuminata. Ovviamente poi bisogna aspettare che lui faccia quello per cui si è svegliato, altrimenti dopo poco si risentirebbe il mugolio: Qualcuno mi riaccende la luce? Devo risalire sul letto!
Se facessimo installare degli interruttori sul pavimento, con lo spegnimento a tempo, siamo certi che Artù imparerebbe ad accendersi la luce da solo!


venerdì 17 agosto 2012

RATAPLAN – IL CANE DI LUCKY LUKE


I cani dei fumetti sono famosi per avere delle abilità particolari, che esagerano le normali qualità canine oppure li fanno assomigliare ai bipedi della razza umana. Rataplan, la mascotte del penitenziario del Texas nei fumetti di Lucky Luke, è noto per essere il cane più cretino dell’universo, cosa che lo rende molto orgoglioso.
Le avventure di Lucky Luke, il cowboy che spara più veloce della sua ombra, iniziano nel 1946 per mano di Morris (pseudonimo di Maurice de Bévère) e ottengono grande successo dal 1955, con le sceneggiature di René Goscinny (il papà di Asterix). Lucky Luke viene chiamato spesso in aiuto dagli stessi soldati per fronteggiare i più pericolosi criminali del West. Può ricevere l’incarico di scortare Billy The Kid da un penitenziario all’altro o occuparsi dell’evasione dei terribili fratelli Dalton. Lucky Luke è un tipo solitario, che vaga per il Texas in groppa al fedele Saltapicchio (Jolly Jumper), un cavallo molto intelligente, in grado di parlare, ma solo con i suoi simili o Lucky Luke stesso. Tuttavia le guardie carcerarie, consapevoli dei gravi rischi che il cowboy corre a causa loro, talvolta lo costringono ad accettare un valido aiutante: il loro cane Rataplan.
 Rataplan ha appesa al collare una stella da sceriffo: insieme ai soldati vigila che nel penitenziario regni la calma. Ha riflessi eccezionali: se qualcuno gli pesta la coda mentre dorme, si sveglia di soprassalto dopo solo dieci minuti. Si rende subito conto di ciò che gli accade intorno: durante la festa di compleanno del vecchio soldato Josafat, mentre tutte le guardie gli fanno gli auguri, si domanda cosa abbiano da litigare tanto e quando a Lucky Luke viene conferita un’onorificenza, piange credendo che lo vogliano fucilare. Basta però pronunciare la parola “mangiare” perché Rataplan si tranquillizzi immediatamente. La sua specialità è seguire le piste: quando gli viene fatta annusare la casacca di Joe, il più piccolo e pericoloso dei fratelli Dalton, Rataplan si ritrae disgustato dal fetore e punta deciso nella direzione opposta per allontanarsi da quella puzza. Il nostro cowboy solitario, viste le straordinarie qualità del cane, vorrebbe fare a meno del suo aiuto e lo invita ad andarsene, ma Rataplan continua a seguirlo, perché come al solito capisce le cose al contrario e, pur desiderando tornare al penitenziario, rimane fedelmente a fianco di Lucky Luke. A questi non resta che servirsi di Rataplan come una bussola che va al contrario, indicando sempre il Sud. In un modo o nell’altro Lucky Luke riesce a mettersi sulle tracce dei Dalton, ma avrebbe bisogno della collaborazione di chi li ha visti o è stato vittima delle loro scorribande. I testimoni per paura sono spesso reticenti e allora ci si può servire di Rataplan per renderli più collaborativi. Invece di ringhiare minaccioso, però, lui, da bravo cane addestrato, si avvicina per fare amicizia, pronto a dare la zampa. Peccato che il più delle volte cada, perché l’esercizio è difficile e ha ancora bisogno di perfezionamento. Rataplan segue Lucky Luke ovunque vada, accompagnandolo persino in Canada, durante il rigido inverno. A dire il vero è un po’ preoccupato di ammalarsi: continua infatti ad avere il naso freddo e umido.
Alla fine di ogni missione Rataplan torna al penitenziario del Texas, alle sue mansioni di cane da guardia. I fratelli Dalton sono stati catturati e spetta a lui il compito di sorvegliarli, tanto Lucky Luke è già pronto a riacciuffarli.


sabato 4 agosto 2012

UN CANE DI CITTÀ


Artù ama la casa in campagna: è grande ed è circondata da un vasto giardino. Qui può uscire quando vuole e non c’è alcun pericolo di fare brutti incontri. Quando arriviamo per la prima volta dopo l’inverno, Artù scende dall’auto e inizia a correre a tutta velocità intorno alla casa: tre giri a perdifiato, con noi sempre ad aver paura che vada a sbattere da qualche parte, tanto va veloce. Quando era ancora un cucciolo pensavamo che avrebbe voluto sempre stare in giardino e avremmo fatto fatica a richiamarlo in casa. Non avevamo tenuto conto, però, che Artù è un cane di città, amante dei riti e delle abitudini e sommamente refrattario a ogni cambiamento, anche piacevole. Artù ama stare in giardino, che ha capito subito essere di sua proprietà, rotolarsi nell’erba, fiutare dappertutto e abbaiare a chiunque si avvicini al cancello. Tuttavia anche in campagna non c’è posto migliore per dormire che il letto. Così capita che, mentre noi siamo tutti seduti fuori sotto le betulle al fresco, lui sia in casa, spaparanzato sul letto, incurante dei nostri inviti a uscire. Quando siamo a Milano è abituato a fare tre passeggini al giorno. Qui la porta che dà sul giardino è sempre aperta, ma Artù mantiene pressoché invariati i suoi orari. Certo se sente qualche rumore sospetto o l’abbaiare dei cani vicini schizza subito fuori, così come per i suoi bisognini, ma, se per caso mi viene voglia di fare un giro in giardino e lo chiamo per accompagnarmi, allora la faccenda è più complicata.
Se gli va scende subito dal letto, altrimenti mi guarda con un’espressione interrogativa: Devo proprio venire con te? Sto così bene qui, sul morbido… pensa mentre si mette a pancia per aria, tanto per farmi capire ancora più chiaramente che non ha nessuna voglia di scendere. A volte però io insisto, anche per fargli fare un po’ di moto. Allora per farmi contenta balza svogliatamente giù dal letto, esce davanti a casa, si guarda un po’ intorno e poi rientra trotterellando a gran velocità.
Ecco ti ho accontentata: sono uscito! Ora posso tornare sul mio amato letto!
Non vale nemmeno la pena di prendere una palla da tennis: ci ha giocato solo durante i suoi primi anni di vita e riportandola al massimo due o tre volte. Come tutti i cani intelligenti si annoia presto. Per fortuna ci pensano gli ignari turisti che passano troppo vicini alla nostra recinzione o i gatti dei dintorni che vengono a farci visita a preoccuparsi della sua linea.
Ecco Artù ha sentito un rumore, si alza di scatto e si fionda al cancello abbaiando a più non posso: è un cane di taglia media, ma quando ci si mette sembra il mastino dei Baskerville. Sarà meglio che lo richiami, in questi casi non c’è verso, devo andare a recuperarlo e trascinarlo dentro, magari dopo essermi scusata con gli sprovveduti villeggianti per lo spavento preso.


giovedì 12 luglio 2012

IL LETTO CONTESO

Artù come sapete adora i letti. Del resto non c’è posto migliore per dormire o fare pennichelle: è morbido e ci si può spaparanzare a proprio piacimento. Quando siamo al mare poi è perfetto: la camera dà direttamente in cucina, così mentre Artù si rilassa può osservare cosa accade al centro della casa, dove avvengono tutte le principali attività. C’è però un problema: nella stanza al mare il letto è un po’ più stretto e soprattutto il papà Ade fa il sonnellino pomeridiano. C’è un conflitto, un dramma in atto: tutti e due sul letto non riescono a stare e così inizia la gara a chi prima conquista il sospirato posto per il relax. Artù arriva sempre primo: il suo pranzo è più rapido e, mentre il resto della famiglia sorseggia il caffè, lui con un agile balzo prende possesso del letto. Dopo un po’, però, deve lasciare il campo al maschio a due zampe: la gerarchia delle specie è inesorabile, soprattutto quando si tratta di letti. Ecco allora che per le quasi due ore successive si vede vagare per la casa un’anima in pena che non riesce a riposare. Il divano non va bene, il tappetino è una misera consolazione, stare sul pavimento poi non ne parliamo. Gli occhi, l’espressione del muso non necessitano spiegazioni. Artù si siede, fissa Ade che dorme e sembra dire: “Non posso andare a letto. Non ci sto: se mi metto ai piedi non sono comodo! Come faccio? Voglio fare la nanna al mio posto.” A nulla servono coccole e parole dolci: c’è un povero cagnolino defraudato di quella che lui considera la sua cuccia. Finalmente arrivano le 16: Ade si alza e dopo pochi secondi Artù è già al suo posto, acciambellato o disteso, a seconda del caldo, e con la testa sul cuscino. Si sente un gran sospiro di soddisfazione: finalmente Artù può dormire in santa pace.

lunedì 9 luglio 2012

BRUTUS - 4 BASSOTTI PER 1 DANESE

4 Bassotti per 1 Danese (The Ugly Dachshund) è un film della Walt Disney del 1966 diretto da Norman Tokar. È una brillante commedia per famiglie che, grazie alle imprese dei suoi protagonisti a quattro zampe, regala spassosi momenti di comicità. Fran Garrison (Suzanne Pleshette) adora la sua cagnolina, un bassotto di nome Danke che aspetta dei cuccioli. Fran spera che tra loro ci sia un futuro campione. Nascono tre femmine e suo marito Mark (Dean Jones) va a prendere Danke e le nuove arrivate dal veterinario. Il dottor Pruitt (Charlie Ruggles) gli mostra un cucciolo di danese che è stato rifiutato dalla madre, chiedendogli di tenerlo almeno per il periodo dello svezzamento. Mark non ama particolarmente i bassotti e prova un’immediata simpatia per quel cucciolone. Arrivato a casa, Fran non gli lascia il tempo di spiegare la situazione, così Mark fa credere alla moglie che sia nato un quarto cucciolo, un bassotto un po’ diverso, che chiama Brutus. La verità non tarda a venire fuori. Brutus cresce in fretta, diventando uno splendido cane, ma poiché vive con i bassotti crede di essere uno di loro. Quattro cani in una casa sono una bella squadra specializzata in disastri.   Brutus ne combina parecchi, anche a causa della sua mole, ma le quattro bassottine non sono da meno, anche se sono più brave a non farsi scoprire. Dopo che Brutus ha fatto fuggire un poliziotto su un albero, devastato lo studio di Mark, creato panico a una festa, terrorizzato la comunità cinese e sfondato un letto, Fran perde la pazienza e vuole che Mark lo riporti dal dottor Pruitt.
Brutus, però, non è solo un combina guai, è anche intelligente, prestante e si è molto affezionato ai Garrison, pestifere sorelline bassotte comprese. Grazie a un suo gesto eroico, Brutus conquisterà anche l’affetto di Fran, diventando un membro della famiglia a tutti gli effetti. Con l’aiuto del dottor Pruitt, poi, Brutus parteciperà con successo anche ai concorsi, dove capirà finalmente di essere un danese.
Il Grande Danese o Alano Tedesco
Questo maestoso e splendido cane ha origini molto antiche. I Fenici, che raggiunsero le coste mediterranee e in seguito la Gallia e la Britannia, avrebbero portato con loro dei grossi mastini provenienti dalla Siria e dall’India, a loro volta discendenti dal Mastino del Tibet. Dall’Inghilterra questi mastini si sarebbero diffusi nella Germania settentrionale per dare vita al Canis familiaris Decumanus, che sarebbe il progenitore dell’Alano. C’è però anche un’altra ipotesi: gli Alani, bellicoso popolo Scita della regione tra il Caucaso e il Mar d’Azov, nel IV secolo furono scacciati dagli Unni dalle antiche sedi dell’Impero Romano e si stabilirono nella Carinzia inferiore dove portarono un gran numero di mastini, impiegati per la difesa e la caccia. Dalla Carinzia i mastini sarebbero poi passati in altre regioni e particolarmente in Germania, dove furono ingentiliti mediante incroci con il Levriero e, secondo alcuni, il Pointer. Nonostante il nome, questo cane non trova affatto le sue origini in Danimarca. Può essere che in una certa epoca, probabilmente il XVIII secolo, la razza fosse talmente diffusa in Danimarca che gli stranieri abbiano comprato lì i cani, da cui il nome Grande Danese.
Alta statura, costituzione possente, forza, fierezza, eleganza unite a un carattere amichevole, affettuoso e fedele con i familiari, ma schivo e diffidente verso gli estranei ne fanno un ottimo cane da guardia e un buon compagno, adatto anche ai bambini.
Altezza al garrese: almeno 80 cm per i maschi, almeno 72 cm per le femmine. La testa è allungata, stretta, importante. Lo stop è molto accentuato. Il muso è pieno con labbra abbondanti. Il tartufo è grosso e nero. La dentatura è “a forbice”. Gli occhi sono di media grandezza, rotondi, possibilmente scuri, con espressione vivace e intelligente. Le orecchie sono larghe, di forma triangolare e ricadenti, fino a qualche anno fa amputate in modo che venissero portate dritte e appuntite, operazione oggi vietata. Il collo è lungo, asciutto e muscoloso. Il ventre è ben rialzato nella parte posteriore. La coda è di media lunghezza. Il pelo è molto corto, fitto e lucente. Colori: a) Alani tigrati: il colore di fondo va dal giallo oro chiaro al giallo oro intenso, con strisce trasversali nere molto evidenti e continue; b) Alani fulvi: dal giallo oro chiaro al giallo oro intenso. È desiderabile la maschera nera; c) Alani blu: blu acciaio puro senza alcun riflesso giallo o nero; d) Alani neri: nero lacca, lucente; e) Alani arlecchini: colore di fondo bianco puro con macchie nere a contorno strappato e irregolare ben distribuite su tutto il corpo.

Il Bassotto Tedesco (Dachshund o Teckel)
Questi piccoli cani erano usati nella caccia già in tempi antichi. Su figurazioni egizie sono rappresentati cani bassotti molto simili a quello odierno. All’epoca dei Merovingi venivano chiamati Bibarhunde o “cani da castoro”. Impiegato principalmente nella caccia, la ridotta statura ne fa un piacevole cane da compagnia. È molto intelligente e coraggioso. Ha un ottimo fiuto. Ne esistono tre varietà: la più antica è quella a pelo corto; quella a pelo duro si sarebbe ottenuta nel XVIII secolo grazie a incroci con lo Schnauzer o con un Griffon Basset; l’ultima a comparire è quella a pelo lungo con influssi di Spaniels. Tre sono le taglie: Teckel normale, che non deve sorpassare i 9 Kg; Teckel nano, non oltre i 4 Kg a 18 mesi; Kaninchenteckel, che non deve superare i 3,5 Kg a 18 mesi. La testa è allungata, il cranio è leggermente convesso, lo stop è il meno accennato possibile. Le mascelle sono robuste, la dentatura è “a tenaglia” o “a forbice”. Gli occhi sono ovali, di media grandezza, di colore scuro e pieni di espressione. Il tartufo è preferibilmente nero. Le orecchie sono attaccate alte, non troppo lunghe, con le punte arrotondate. Il dorso è corto e rigido. Il petto è largo e muscoloso. La groppa è lunga e larga. I colori del pelo sono vari dal fulvo al nero cupo. Ne esistono di tigrati e striati.

sabato 30 giugno 2012

TUTTO A PORTATA DI NASO

È bella la casa al mare, ci sono delle cose che ad Artù piacciono proprio tanto. Una di queste è il frigorifero: qui il frigo parte da terra, mentre il freezer è sopra, l’esatto contrario di Milano e della campagna. La prima volta che lo ha visto Artù è rimasto sorpreso e ha subito apprezzato i vantaggi della cosa. In questo frigorifero si può mettere la testa dentro e dare un’annusatina per capire che cosa si mangerà prossimamente.
Peccato che la mamma Flory non sembra gradire troppo che io mi avvicini, chissà perché: magari ha paura che possa prendere freddo…
Altro pezzo dell’arredamento che Artù apprezza in modo particolare è il mobile dove è appoggiata la televisione. Visto che lo spazio non è molto, viene usato anche per riporre generi alimentari come pane, biscotti, patatine e snack vari. È tutto aperto con una serie di mensole. In questo modo Artù mentre passeggia per la stanza può verificare la dispensa, dando un’annusata a quello che c’è sul ripiano più basso, che però, chissà come mai, è stato presto riservato ai giornali.
A volte ci interroghiamo sulle sue capacità olfattive. Riuscirebbe a fiutare una pista? Quando in campagna capita qualche gatto in giardino e lui, a pochi metri, nemmeno se ne accorge, mentre io e il felino ci guardiamo un po’ preoccupati, qualche dubbio ci viene. Io però credo che sia solo pigrizia e scarso interesse per i gatti. Quando si tratta di pizza, infatti, il suo naso non sbaglia mai. Così come non si confonde mai riguardo al mobile dove sono conservati i suoi biscotti.
Artù frequenta abitualmente tre case e non ha mai avuto dubbi sul luogo in cui piazzarsi davanti per fare la sceneggiata del povero cane affamato, con mugolii, pianti e raspatine alle ante se quelli della sua famiglia sono un po’ tardi nel capire cosa vuole.